Veneto

VENEZIA
Giudecca – casa circondariale carcere femminile

 

staffetta giudecca 1

Ora d’aria
Venti passi per trenta / e cancelli chiusi.
Venti passi per trenta / e cemento.
Alte mura che ti soffocano/attimo dopo attimo.
Venti passi per trenta/ e il cielo che pare cemento/coperchio del sepolcro dei vivi.
Venti passi per trenta/ persino l’aria/ pare immobile e prigioniera.
Venti passi per trenta/ gabbiani e rondini/volano a stormi/alti, sempre più alti.
Libertà che sbeffeggia la nostra prigionia.

Sono una donna e in vita mia fortunatamente mai ho subito violenza sia fisica che sessuale. Posso in questo ritenermi fortunata, ma sono ugualmente vicina a tutte coloro che, invece, sono state violate in vari modi o portano a vita i segni di questo. A tutte le donne presenti e future auguro un mondo migliore e più tranquillità e serenità per tutte. A tutte le altre dico forza e coraggio per superare quanto di brutto hanno dovuto incontrare in questa vita e di guardare, anche se capisco non sia facile, con ottimismo al futuro.

La mia storia è un po’ brutta. A 12 anni ha cercato di violentarmi mio papà, a 17 anni ci prova un amico che credevo amico al cinema nel bagno delle donne mi ha sverginato. Poi successivamente vado a fare la stagione estiva a Jesolo e vengo violentata da due extracomunitari, con il tampax. Quindi finisco in ospedale, e da lì ho avuto cisti alle ovaie e in più l’epatite b. La questione mi rende cattiva verso gli uomini. Dopo quasi sette anni di convivenza anche lui tenta di violentarmi, anzi ci riesce, soddisfatto di quello che mi ha fatto, continua a voler stare con me! Poi concluso con le violenze sessuali, concludo tutto questo, la violenza di avermi tolto 2 figlie , e quindi lì sono finita in ospedale psichiatrico! E infine la violenza della libertà, finendo in ospedale giudiziario, ma per punto primo in “galera”. Ora concludo perché alla fine ho conosciuto delle ragazze fantastiche!

Spero che questa anfora custodisca tutti i frammenti, pezzi che si sono rotti dentro di me, causati da una violenza che mi devasta ogni giorno. Gli occhi di una donna sono sempre porto e oceano!

Grazie, sono stata accolta.

Un pensiero alle donne detenute in ogni parte del mondo: tutte madri mogli figlie sorelle. Tutte fermamente decise a non smettere di esserlo, neanche tra quelle mura. Aiutiamole affinché non venga loro rubata l’identità; aiutiamole e consideriamole persone, non numeri per statistiche inutili.

Ho passato la mia infanzia terrorizzata dai miei genitori che mi accantonavano in un angolo e me le suonavano di santa ragione (spesso per un semplice ritardo nel rientro a casa) …con schiaffi, pugni e l’uso di un tubo di ferro del diametro di un manico di scopa. Mi facevo scudo la faccia con le braccia che puntualmente erano gonfie e piene di lividi. Volevo scappare ma me lo impedivano. Ho trovato la forza, mi sono ribellata ho denunciato e sono scappata lontano lontano. Ora sono madre anche io e anche se sono momentaneamente lontana dai miei figli sono certa che non farò mai loro provare ciò che io ho dovuto subire per anni. Tutto questo per URLARVI che la violenza sulle donne deve essere DENUNCIATA e FERMATA…..non abbiate vergogna, noi siamo le vittime…non i carnefici.

Queste ore mi sono servite a vedere le emozioni splendide che ci accomunano oltre il dolore. Grazie a tutte.

Ti ho guardata sorella e nei tuoi occhi mi sono specchiata/ quella traccia di sofferenza quel resto di rabbia/ per non essere stata amata/ invece disprezzata, offesa, umiliata.
Dammi la tua mano sorella/ perché in due riusciamo a sollevarci da questo grumo di dolore.

Ciao a tutte. Sono una donna di 41 anni e dall’età di adolescente a tuttora di sofferenza. Ho perso la madre che ero una bambina, perciò non so che cosa vuol dire veramente la parola “mamma”. Sono cresciuta con i nonni, non è che stavo male con loro però era tutto diverso se mi avessero cresciuta i miei veri genitori. Mi sono sposata giovanissima, i primi tempi andavo bene poi con la nascita dei figli la mia vita cominciò a diventare un vero e proprio calvario. Da giovanissima ho conosciuto le porte di un carcere all’altro. Uscivo sempre con sospensioni di pena perché i bambini erano tutti piccoli oppure perché ero in gravidanza. Mio marito mi picchiava, alle volte anche per gelosie che non esistevano. Lui me ne combinava una per colore e così via per tanti anni . Ho sempre sofferto moltissimo, e non lo auguro nemmeno a un cane ciò che io provo dentro di me, anzi ora peggio perché io a mio marito volevo molto bene malgrado tutto ciò mi facesse. Finché mi trovai in un carcere per la millesima volta, mi arrivò la brutta notizia che mio marito morì in un incidente stradale. Io non volevo crederci, mi diedero il permesso per i funerali, anche se lo vidi là non mi rendevo conto, mi trovai all’obitorio circondata da tutti i miei figli. Al termine di tutto io ritornai in carcere, lì avrei voluto morire pure io per non lasciare tutti quei bambini soli. Mi supplicai a Dio di darmi la forza per andare avanti. Dopo poco tempo tornai a casa, passato un po’ di tempo, non molto, mi arrestarono di nuovo i carabinieri, mi dissero per poco tempo, invece una volta dentro mi è arrivata una bella stangata dalla quale ci sono tuttora. In questi anni che sono qua me ne sono successe di tutti i colori, intanto i miei bambini sono cresciuti da soli, chi gli faceva da padre e da madre è mio figlio più grande sposato con due bambini pure lui. Un brutto giorno mi arrivò la tragica notizia che mio figlio più grande ebbe un incidente. Portato subito all’ospedale subì un grosso intervento e che stava lottando tra la vita e la morte. E’ rimasto vivo! Da quel giorno lui è tuttora ricoverato in una clinica, immobilizzato su un letto, io da qua lo vado a trovare scortata dagli agenti, ogniqualvolta che lo vado a trovare in quella clinica mi chiedo perché la vita mia ha dovuto subire un così crudele destino! Io ho molta fede e ogni giorno che passa chiedo a Dio che faccia la grazia a mio figlio che lo faccia tornare dai suoi piccoli e da tutti noi. Di più non ho voluto dire perché ricordare queste cose mi fanno stare molto male. Con questo voglio dire chi ha coraggio e vuole avere una vita migliore della mia deve lottare e non abbassarsi mai alle umiliazioni frustrazioni e violenza dal marito o da qualsiasi altra persona. Io non sono stata mai in grado di ribellarmi! Perciò donne fate valere i vostri diritti di essere serene e vivere la vita come volete. Forza e coraggio. Basta violenze.

Voglio raccontare la mia esperienza personale avvenuta circa 25 anni fa, all’epoca avevo solo 15 anni. Eravamo accampati a Livorno, in quel periodo non avevo dimora fissa e abitavo con i miei genitori. Un giorno, mentre sostavamo con le nostre roulottes in un bosco, mi stavo preparando per fare una doccia. Non essendoci stati impianti adatti a questo, riempivamo d’acqua le taniche e cercavamo il posto più adatto e nascosto appunto per lavarci. Appena arrivata nel luogo sembrato a me più adatto inizio a togliermi i vestiti e ad un certo punto un ragazzo nomade, di un accampamento lì vicino, dopo avermi seguita è sbucato all’improvviso, mi ha presa con la forza e con la violenza ha cercato di consumare lo stupro. Io, presa da un terrore indescrivibile, inizio ad urlare però nessuno udiva la mia voce e di conseguenza accorreva in mio aiuto. Ad un certo punto con tutta la forza che avevo dentro sono riuscita a divincolarmi e a scappare da quell’orribile mostro. Questa storia mi ha accompagnata per tutti questi anni senza che io avessi il coraggio di raccontarla per la grande vergogna che ho provato. Da quel giorno non sono più riuscita a muovermi senza essere accompagnata da qualcuno. L’esperienza che ho vissuto io da ragazza non la auguro a nessuna donna del mondo. Chi commette violenze del genere deve essere fermato e tutte insieme denunciando questi episodi un giorno, ne sono certa, riusciremo a vincere.

Vengo da un piccolo villaggio in Aveneziafrica dove vivevo con tanti fratelli e sorelle di tante mamme diverse. Ad una vita di fatica in campagna ho preferito tentare la sorte affrontando un viaggio assai duro ed irto di paure, difficoltà, fame per tentare di portare la mia famiglia in città dove vivere meglio. Lavoravo qua e là spesso trattata molto male per guadagnarmi quanto mi serviva per proseguire il mio viaggio. Al mio arrivo in questo paese pesavo 39-40 chili. Dopo aver subito una carcerazione in un altro paese perché non avevo i documenti e quant’altro avevo subito nel mio duro itinerario. Dopo essere arrivata in questo paese con un debito di 50.000 euro, dopo aver vissuto segregata in casa o scambiata a gruppi diversi, ritrovandomi con un lavoro “onesto” divenuto l’incubo…della strada, dopo aver finalmente saldato il mio debito e dopo botte, minacce ( che purtroppo per tante come me si concretizzavano in morte, e ne ho viste tante così), segregata da varie persone, maltrattata dai clienti, da chi mi sfruttava, da tutti, ora sto cercando di andare avanti e rifarmi una vita, mi manca la mia famiglia e mi auguro che le cose possano cambiare per altre donne come me, che la mentalità possa cambiare negli uomini (e anche in tante donne che a volte sanno essere anche peggio degli uomini) perché la violenza è violenza da qualsiasi parte provenga

Insegniamo ai nostri figli maschi ad amare noi madri così avremo la certezza che nel loro futuro riserveranno amore per tutte le donne! Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna.

Carissime amiche, ammiro ed apprezzo moltissimo questa vostra iniziativa finalizzata ad attirare l’attenzione su un argomento così importante che riguarda tutte noi donne. Chi di voi in vita sua può affermare di non essere stata vittima di soprusi o violenze a qualsiasi titolo, in qualsiasi modo? Ci sono violenze fisiche attuate ancor oggi in nome di ideologie religiose o altro e violenze molto più sottili o psicologiche a cui veniamo quotidianamente sottoposte nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, nella politica, e anche nella giustizia. Quello che posso augurare a tutte noi, a tutte le nostre figlie, è di riuscire con le nostre piccole e grandi battaglie, con le nostre piccole e grandi iniziative, tentare di cambiare questo status quo ed ottenere un mondo migliore (e non solo per noi donne) ma per tutta l’umanità. Auguri e forza a tutte noi, perché tanto sin qui siamo riuscite ad ottenere, ma tanto ancora c’è da fare per dimostrare quanto valiamo e contiamo, ma soprattutto ci meritiamo.

Sono una donna di 52 anni e voglio tirarmi fuori dentro di me quello che in 20 anni non ho mai detto a nessuno, ma in questi quasi due anni che ho fatto qui dentro più un anno a casa con gli arresti che sono tre anni…ma non importa, è quello che ho dentro di me che me lo porterò in tomba. Io confidata con la psicologa Derinas e mi ha fatto bene e adesso lo scrivo qui in queste due righe. Io ho tre figli un maschio e due femmine e sono tutti e tre sposati e ho 5 nipotini che sono tutta la mia vita e soprattutto la mia figlia, quella più piccola. Aveva appena due anni, aveva ancora il pannolone e io ero impastigliata e non ero capace di reagire, erano le 9 di sera e c’era ancora il mio ex marito che dormiva. C’era anche il mio papà che ora non c’è più; poi ho sentito suonare, ho aperto la porta, era il mio nipote figlio di mia sorella, aveva 20 anni era ubriaco, io gli ho fatto un panino e poi gli ho detto dormi qui vicino a tuo nonno e lui mi aveva detto di sì e io sono andata a letto e ho sentito e ho visto che lui si levava i pantaloni e ha violentato mia figlia e io mi sono tappata le orecchie e piangevo piangevo e non sono stata capace a fare niente e nessuno ha sentito niente io in quel momento volevo morire e ancora adesso quando penso piango e soffro tanto, ma per fortuna mia figlia non si ricorda niente, ora è sposata ha due figli e non gli ho mai detto niente. Però una cosa, non chissà quante volte lo ha fatto perché io dormivo e con tutti i farmaci non sentivo niente ma adesso lui è morto.

Volere di donna.
E’ l’alba. Mi sveglio così come tutte le donne del mondo. Sogniamo di essere indipendenti, forti, uguali in tutti i diritti con tutto ciò che è umano su questa terra. Al mio risveglio, mio desiderio non è altro, solo di difendere i nostri sogni, nostri diritti, nostri valori umani. Siamo donne, siamo madri, siamo quello che mondo ci ha bisogno, di convivere ugualmente con tutti, intoccabile in nessun senso, non conta né la religione, nazionalità, colore, aspetto, tutte siamo uguale. Anche se purtroppo in tanti paesi si mantengono ancora le tradizioni, specialmente al islam, una tradizione durissima in che riguarda la donna. Viviamo in un secolo che non devono esistere barriere tra i sessi, condizioni di esistenza e desideri di voler conquistare conoscenze. In questo secolo nel quale viviamo vogliamo studiare, vogliamo lavorare, conoscere culture diverse, basta essere rinchiuse nella tradizione. Non che noi non vogliamo essere fedeli alla nostra religione, però tutto ha un limite, rispetto per rispetto. Non sono le paragoni, il caso più recente della marocchina uccisa dallo stesso padre, perché si voleva integrare in un altro mondo che non apparteneva all’islam. E’ doloroso, non ci sono le parole che io posso esprimere il dolore delle donne islamiche che portano da secoli questo peso. Amiamo il nostro paese, amiamo e rispettiamo i nostri genitori, i nostri mariti, però vogliamo nello stesso tempo che siamo rispettate anche noi. Non ho pietà solo delle donne dell’islam. Ci sono anche tante altre persecuzioni in tutti gli altri paesi in quel che riguarda la donna. Basta, uomini aprite gli occhi e guardate che anche noi siamo umane.

J’ai la bouche /et je ne peux pas parler./ j’ai des grands yeux/ et je ne peux pas regarder
J’ai un coeur / et je ne peux pas aimer.

E Lara? Lara doveva essere molto più giovane di quanto aveva dichiarato…Lara…forse diciassette al massimo diciotto anni. Sua madre, suo padre sono in Albania, tanti problemi e tanti pochi soldi…e poi lui…Lui va spesso in Italia…è un uomo tranquillo, affidabile, dall’aria quasi familiare e… no,non può esserci alcun inganno in quella promessa…l’Italia..un lavoro tranquillo, onesto, sufficiente per essere di aiuto anche a quei due suoi fratelli. Lara, … Lara parla con pacatezza, come se tutto ciò che racconta non le appartenesse. “ho pianto così tanto – dice – che ora “. Già, Lara non aveva nulla da temere da quell’uomo grande, molto più grande di lei. Copre la distanza la notte e Lara, ora, sa quanto quel mare che unisce può anche … separare.

Lisbeth 23 anni, Equador…qualcuno la chiama Luna Nera…sarà per quella sua pelle olivastra o per quegli occhi neri come la notte…neri neri e grandi da cerbiatta. Una cerbiatta ora non più impaurita come quando all’età di 9 anni la sua famiglia, estremamente povera come tutti in quel villaggio di baracche e fango, l’affida a quell’uomo di “città” per farle accudire la madre. La madre! Uh…No, non solo la madre…solo nove anni ed in quella città luogo di luci e di balocchi, presto, assai presto si spalancano le porte dell’inferno…Lisbeth fugge, non sa come ma giunge nelle prossimità del suo misero villaggio, lo intravede…già, è proprio misero e tanto povero rispetto alla città eppure mai l’aveva visto così bello e caro con quel mare che lo lambiva…all’improvviso sembra non ricordare più la fatica di quando piccola, assai piccola suo padre la portava con sé che era ancora notte a pescare. Già, non pensava Lisbeth che il paradiso con l’inferno potessero essere così facilmente interscambiabili, così tanto vicini ed ora, ora quel vecchio e malandato barcone sa di grande e fidata casa. Ma …sua madre non vuole o non può crederle…ritorna l’omone e, con lui, l’inferno riesce ad essere ancora più inferno. Il tempo passa, quasi inesorabile, e con esso qualsiasi sentimento, emozione, né gioia né dolore, né odio né amore. Poi quel viaggio, …l’Italia e…subito, la Giudecca. Già, un bel viaggio il suo, …destinazione Venezia “Marco Polo”, la consegna di una valigia …non avvenuta, chiaramente! Ignora il suo contenuto Lisbeth, ma certo non potevano essere né statuine né santini; lei questo lo sa e nonostante tutto e tutto il resto…a volte proprio qui sembra quasi sorridere Lisbeth, certa, dice, che per qualcuno lei poteva valere meno, molto meno di quella maledetta valigia.

La libertà va vissuta personalmente e quindi provandola sulla propria pelle. Quindi un domani viviamocela in tutti e per tutte, e soprattutto con i figli o figlie, dandole tutte le coccole che gli sono mancate in questi anni di prigionia e di libertà privandola anche a loro. Questo a nome di tutte le persone che sono chiuse tra queste mura. W la libertà!

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