Daria Baglioni

IO E IL 50E50

Vorrei cominciare ringraziando le persone che mi hanno coinvolta in questa importante Campagna, permettendomi di partecipare e portare il mio contributo, seppur piccolo, alla realizzazione di questo progetto. Penso e spero possa favorire un importante rinnovamento della realtà politica, che a mio parere ne ha un estremo bisogno, visti anche gli attualissimi accadimenti del nostro governo, che esprime attraverso le sue crisi l’incapacità e l’impossibilità dei suoi reggenti, per lo più solo uomini, di compiere scelte realmente democratiche. Ma non solo. È ben chiaro come la Campagna del 50E50 si proponga di porre le basi per una nuova concezione della convivenza civile, in cui cioè donne e uomini siano alla pari portatori di diritti e doveri da realizzare nei molteplici momenti della vita pubblica e privata, quindi in famiglia oltre che sul luogo di lavoro e nei livelli gestionali e politici.

Mi è stato chiesto di condividere con voi oggi quella che è stata la mia personale esperienza, le mie emozioni e pensieri maturati nel corso di questi mesi di promozione della Campagna, di raccolta firme e in ultimo le due giornate a Roma, la prima in occasione del 13 Ottobre 2007 per la Manifestazione Nazionale “50e50…ovunque si decide!” e la seconda la consegna al Senato delle 120 mila Firme del 29 Novembre 2007. Queste Firme penso siano portatrici di significati e valori imprescindibili condivisi da tante persone, donne e uomini, che le hanno volute sottoscrivere con i propri nomi e cognomi e per questo ritengo che vadano pensate con la lettera maiuscola; oltre ciò, tale risultato innegabilmente al di sopra delle aspettative, per lo meno le mie personali, dimostrano il fervente impegno delle donne associate o meno all’UDI che si sono messe in gioco per la straordinaria riuscita della Campagna.

A Ferrara, come tutte ormai ben sapete, sono state raccolte 8085 firme. A chiunque fosse capitato, dopo il 2 Giugno, di fare una passeggiata in centro nei giorni di mercato non poteva non notare un banchetto attrezzato di depliant informativi, spillette, cassettina per le offerte, moduli per le firme, penne, l’addetta di turno alla compilazione e le compagne intorno a distribuire materiale e invitare alla firma. Oppure, durante le Feste dell’Unità, la sera, nel primo dopo cena e anche durante il weekend la presenza di un banchetto per il 50E50 per la raccolta firme e la divulgazione delle informazioni era garantito. Uno sforzo enorme riscaldato dalle temperature soffocanti della scorsa estate, dall’umidità serale e dalle lunghe ore trascorse in piedi a parlare alle persone cercando di spiegare nel più breve tempo possibile, a volte mentre l’ascoltatore continuava a camminare o ad inveire, cosa stavamo facendo e perché.
Il primo banchetto non si scorda mai. Era un venerdì mattina, giorno di mercato, ricordo che c’era una particolare folla quel giorno, la nostra postazione era stata via via sommersa tra le biciclette lì abbandonate dai relativi proprietari, che naturalmente si dimostravano piuttosto indifferenti, troppo presi dalla loro fretta. Credo che la prima cosa che mi sono chiesta sia stata “e adesso? Cosa si fa?”. In quel momento ho capito cosa volesse dire catturare l’attenzione della gente e cosa significasse sentirsi rispondere “non mi interessa!” ancora prima di proferire parola. Poi imparando dalle mie infaticabili compagne (Liviana e Michi prime fra tutte) ho capito che di fronte a un rifiuto arrivavano molte altre adesioni, tanto che i moduli si arricchivano progressivamente di nuove presenze. E così si comincia.

I due viaggi a Roma:
Per la manifestazione eravamo piuttosto poche, mi ero creata delle aspettative diverse, legate alle mie esperienze di precedenti manifestazioni, dove il numero di presenti era talmente alto da riempire all’orlo le piazze e le strade, però ciò che mi ha colpito di questa è stata la partecipazione emotiva di un gruppo di persone che hanno saputo riempire di idee, parole e musica il vuoto fisico delle presenze. Dal palco in piazza Farnese, su cui hanno preso parola alternativamente tante donne rappresentanti dei vari punti di raccolta d’Italia e delle diverse esperienze vissute, in questo scenario, Pina Nuzzo ha annunciato il superamento delle 50 mila firme e la proposta di un nuovo obiettivo: 100 mila firme. Da segnalare che Roma quel giorno era tristemente piena di drappelli di partecipanti a una manifestazione di AN, con bandiere, con magliette e con frasi veramente raccapriccianti, completamente in contrasto con noi. Questi due eventi contemporanei interessavano una sola città, la capitale. Noi abbiamo sentito la loro presenza, mi sono chiesta se loro sapessero della nostra e della Campagna da noi sostenuta. Di ritorno in autobus passando nelle vicinanze del Colosseo mi sono sdegnata nel vedere le numerose persone partecipare alla manifestazione di AN in enorme contrasto con il numero dei nostri partecipanti. Perché, mi chiedo, ad una manifestazione di richiamo trasversale ai partiti politici, che vuole difendere la democrazia e supportare ciò che già la costituzione afferma, non sia stata capace di coinvolgere più persone, rispetto ad una manifestazione organizzata da un unico partito politico?

E infine la Consegna delle Firme.

Siamo state tra le prime ad arrivare io e Liviana, erano circa le 12, non ero mai stata alla sede dell’Udi di Roma, fin da subito ho avuto un’ottima impressione nel vedere all’opera negli ultimi preparativi donne di tutte le età. Sono rimasta affascinata dalla sala dell’archivio con gli scaffali pieni delle storiche pagine di Noi Donne, dell’archivio Udi e di tutto ciò che era conservato in quella stanza, sul tavolone centrale ecco finalmente tutti gli scatoloni contenenti i moduli delle firme che popolavano tutta la stanza- mi verrebbe da dire che quello era il “Nuovo” circondato dalla storia al femminile.

Ogni scatolone conteneva il frutto di tutti i centri di raccolta, verrò poi a sapere che Ferrara e provincia era stata la migliore dopo il Salento, “cavoli !”, mi sono detta, “ma sono state proprio brave le “donnine dell’Udi””. Nel pomeriggio dovevamo consegnare le scatole al Senato, pioveva, in fila indiana capeggiate da due ragazze straniere che aprivano il corteo trasportando un cesto ricolmo di scatoloni, ci siamo inviate ciascuna con il nostro bagaglio di speranze. Arrivate al senato, altra piccola delusione, ci hanno trattato come delle terroriste portandoci all’entrata secondaria, ci hanno fatto entrare una alla volta per depositare le scatole e imprecando di continuo contro di noi sostenendo che eravamo pericolose.

Poi ci hanno portato di fronte alla porta anteriore del senato dall’altra parte della strada dietro tre file di sbarre messe lì appositamente per noi…incredibile! Talmente incredibile che l’ho fotografato.
Al ritorno delle nostre rappresentanti ci hanno mostrato il documento di convalida della consegna con protocollo numero 1900.

Al ritorno dal Senato i consueti brindisi e festeggiamenti delle grandi occasioni, la presentazione di un video sulla Campagna con i volti delle persone che vi hanno partecipato e il discorso conclusivo di Pina Nuzzo.
Ma che bella esperienza!

Per concludere alcune riflessioni personali.
Il fatto che io sia sempre stata tra le più giovani ragazze presenti agli incontri, ai banchetti e alle conferenze, ai momenti di riflessione politica, la mancanza della presenza di mie coetanee e il poco interesse e curiosità ad approfondire tematiche politiche da parte di queste mi ha colpito. In questi anni ho visto tante giovani donne passare in associazione per usufruire dei servizi, ma per quel che ho potuto notare non si interessano veramente all’associazione, dimostrando scarsa curiosità ed interesse, nonostante le tematiche trattate riguardino noi donne a 360 gradi, vedi legge n.194 sull’aborto, violenza sessuata, maltrattamento, femminicidio, mobbing, prostituzione, attività culturali al femminile e democrazia paritaria.

Se ho notato un diffuso disinteresse e superficialità da parte delle giovani, mi chiedo se voi donne dell’Udi con più anni di esperienza alle spalle, che portate avanti un importante discorso di solidarietà femminile abbiate mai avuto il timore che una volta raggiunto il risultato atteso il sistema politico sterilizzi i risultati stessi portando a un omogeneizzazione degli intenti?.

Ferrara 27 gennaio 2008

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