Emilia Romagna

 Anfora a FaenzaREGGIO EMILIA

Io ho vissuto questa esperienza della violenza a 9 anni, oggi ho 58 anni e ancora male nell’anima.

Anche una tentata violenza lascia il segno. Avevo 23 anni, lui quasi 40. Ci conoscevamo per lavoro, io interprete e guida turistica, lui direttore d’albergo. Io piccolina, lui grande e grosso. Una sera, dopo cena, due chiacchiere all’aperto come si usa al mare d’estate. Do’ la buonanotte per ultima,fuori c’è un bel fresco. Mi avvio verso la rampa di scale davanti alla mia camera e sento una stretta al collo che mi solleva da terra. Penso “si sentiranno così i gatti?” Ho le gambe molli, ma la testa è lucida. Gli parlo cercando di convincerlo a lasciarmi andare mentre un pensiero mi martella in testa: inutile gridare, non mi crederebbe nessuno. Mi trascina nella sua stanza che scopro molto vicina e mi butta sul letto senza parlare, cercando di togliermi i vestiti. Per fortuna ho i pantaloni e la manovra non è semplice perché ho ancora la borsa a tracolla e lui mi tiene schiacciata per paura che scappi. Cerco una via d’uscita anche se, tenendomi sempre per il collo, ha chiuso la porta a chiave. Fingo arrendevolezza e chiedo di andare al bagno, probabilmente ha pensato : eccone un’altra che sembra fare tante storie ma poi ci sta! perché mi lasci a andare tranquillamente. Il bagno ha una chiave ed io mi chiudo dentro, poi rompo la finestra basculante e metto i sandali sul davanzale pronta a buttarmi di sotto, per fortuna è solo un piano rialzato. Lui sente i rumori e si affaccia alla finestra della camera dicendo che ha aperto la porta. Non so perché gli credo, recupero i sandali ed esco come se fossi stata in visita. Mi chiudo in camera mia a chiave e sposto tutti i pochi mobili che trovo per bloccare la porta, poi mi butto sul letto e comincio a tremare in modo incontrollabile. La mattina dopo lo rivedo e tranquillo fa : dovrei farti pagare la finestra. Non rispondo, dopo poco riparto con il mio gruppo di ignari turisti, non ho mai dimenticato quella sera in Versilia.

Avevo 9 anni quando mio padre mi ha “impacchettata” e spedita a casa del mio futuro sposo, 20 anni più vecchio di me. Da quel momento ho aspettato la vita che un giorno sarebbe tornata. Oggi ho 45 anni, alcuni anni fa, appena ho potuto, qui in Italia ho trovato un lavoro, ho scoperto di potercela fare da sola, ho divorziato. Adesso so che si può iniziare a vivere anche dopo i 40 anni. Signora centro africana

Dopo tante dolore e umiliazioni ho deciso di dire basta, di allontanarmi sapendo che mettevo a rischio la mia vita, ma l’ho fatto perché vivere nell’inferno, comunque è già essere morti. Adesso pur con tante difficoltà sono libera, ma continuo a sentire le voci di altre donne, mie connazionali, che giudicano male la mia decisione di divorziare: è terribile, è come essere colpiti due volte, è come sentire che l’aria non potrà mai essere anche mia! Signora araba

anfora lombardia

Devo aprire le sbarre in cui lui mi ha costretta a vivere e per questo ho cominciato a chiedere aiuto, a parlare, a cercare, a leggere. Adesso sono consapevole di quello che mi è successo e non posso più fare la vita di prima.

Nella mia vita ho tanto sognato una famiglia, l’amore; la violenza mi ha portato via l’amore, la famiglia: mi ha uccisa dentro.

Voglio essere libera di vivere la mia femminilità. Non voglio rinunciare a essere donna per colpa di sguardi che penetrano nel mio cuore e mi feriscono. Anche uno sguardo può generare violenza.

Sento che c’è coraggio a sufficienza nell’aria che ci accomuna, e ce n’è abbastanza per tutte, anche per chi non ne ha ancora, ancora abbastanza.

Parlare, raccontare, confidare, confessare, denunciare, urlare. Tacere mai!

Quante volte Anche noi donne non sappiamo cogliere negli sguardi persi, nelle parole non dette, nei silenzi…quel bisogno di comprensione, di vicinanza di chi vive o ha vissuto situazioni drammatiche. Il sentirsi sole è una violenza in più. Noi donne tutte insieme, tutte unite dobbiamo far sentire in modo ancora più forte il nostro sdegno alle violenze e la nostra vicinanza alle donne che la subiscono.

Sento la responsabilità di essere madre di un figlio maschio e spero con tutte le mie forze di riuscire a crescere un uomo rispettoso dell’altro genere. Ma gli esempi e la cultura che ci attornia rende molto difficile questo compito. Nonostante tutto continuo a sperare nelle prossime generazioni e nel confronto fra culture diverse.

Provenienti da due mondi diversi, ma con lo stesso destino. Avete pagato, ancora una volta, per la sacrosanta volontà di essere voi stesse.

Ho visto una volta negli occhi di una donna il terrore, la paura, la tristezza. Cautamente le ho parlato di un avvocato donna, di una associazione dove trovare qualcuno che potesse e sapesse ascoltare e aiutare. Non l’ho più rivista. So che è andata lontano. Ch’io sappia non è più stata picchiata. Ch’io sappia non ha più amato.

scuola modena

RAVENNA

Un giorno importante per tutte voi…per tutte noi! Un simbolo che vuol dire che il progetto realizzato ha realmente “rotto il silenzio”. Il cammino è ancora molto lungo prima che la violenza si riduca in una misera discussione e prima che si capisca quant’è bello fare pace dopo. Le donne più fragili, quelle in difficoltà, quelle umiliate potranno trovare un caldo conforto in voi. Con ammirazione e stima.

Da troppo tempo subiamo. Basta con la violenza. Donne uniamoci tutte.

Ho 80 anni e non posso essere presente alla staffetta…vi sono molto vicina.

Care Lorena e Hiina, Ho letto la vostra storia a mia figlia perché non dimentichi la vostra storia e lotti perché la violenza sulle donne venga combattuta nella cultura e nella pratica della nostra società.

Bisogna trovare il coraggio di non subire la violenza, neanche quella verbale. Spesso ci adeguiamo alle parole degli uomini senza notare in esse la misoginia che a volte contengono.

Occorre educare al rispetto

Sono una donna ottantenne. Mi sono battuta fin da giovanissima per quei valori di libertà, di giustizia, di umanità, contro qualsiasi violenza e particolarmente contro la violenza sulle donne, sempre purtroppo così diffusa. Care Lorena e Hiina, troppo alto il prezzo di cui avete dovuto pagare contro la violenza e l’umiliazione maschilista. Sono cresciuta nell’Udi, e nei pensieri freschi, nuovi, importanti sul femminismo. Continuerò a battermi per quei valori in cui ho sempre creduto: libertà, giustizia e in pieno autonomia di pensiero di noi donne e vostra, care Lorena e Hiina.

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ANFORA A CARPI

 

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