50E50… ovunque si decide!

LO SFONDO

“La libertà comporta responsabilità e esposizione, usciamo dall’equivoco di pensare che altri faranno per noi, organizziamo la nostra politica. Un nuovo equilibrio della rappresentanza non ci sarà senza una nuova e decisa lotta delle donne, singolare e collettiva.” Questo scrive il  Coordinamento nazionale dell’Udi nel febbraio 2006. In vista delle elezioni politiche di aprile con una lettera a Prodi sollecita  l’Unione a esprimersi sulla rappresentanza ma, il silenzio e le mancate risposte, rafforzano la nostra convinzione. Prodi vince di stretta misura e le donne elette sono sempre meno, al loro minimo storico.

Si va delineando la battaglia politica sulla rappresentanza che a breve diventerà centrale. Tra le donne organizzate ci sono posizioni diverse: c’è chi pensa che sia opportuno fare pressione sui partiti, chi puntare sulla relazione con le donne elette, chi ritiene questa battaglia di retroguardia e sostanzialmente inutile.  In dicembre Usciamo dal silenzio scrive sul suo sito : “Allora bisogna riprendere il tema, che è nostro, della relazione con il/i movimenti e delle modalità di tale relazione come fulcro del tema della rappresentanza, per inventare e affermare un modo diverso di fare politica delle donne (a questo proposito da alcune è stata ricordata anche l’esperienza francese e le modalità nuove che stanno scandalizzando la politica). La proposta che è emersa è quella di un convegno, grande, significativo, che discuta delle forme possibili di rappresentanza di genere nella politica, nelle istituzioni, in tutte le istanze sociali ed economiche: dall’eguaglianza quantitativa e qualitativa ad uno sguardo alla legge elettorale, fino a quella proposta che altre (l’UDI) hanno già denominato del “50 e 50” e che per molte intervenute nel dibattito rappresenta l’idea forza sulla quale concentrare le energie del movimento nel prossimo periodo.”  (Rappresentanza: e ora avanti tutta con la riflessione)

adesivo 50E50LE DIVERSE  FASI 

 2006

Maggio, nell’assemblea nazionale  l’Udi fa il punto. E ‘ alla ricerca di una propria strategia, capisce che il solo modo per cambiare le cose è dare aria al dibattito, farlo uscire dal circuito delle addette ai lavori. Intuisce che occorre rompere senza indugi e senza ambiguità con l’idea delle quote come l’unica strada percorribile. Infatti uno dei primi slogan è: sQuotiamo la politica. Per affermare in modo semplice e diretto il principio paritario l’Udi conia l’espressione 50E50 e pensa a una Campagna.

Nell’assemblea di  novembre, prendiamo coraggio e decidiamo di elaborare un testo di legge che risponda alle nostre esigenze, più precisamente: una proposta di legge di iniziativa popolare da lanciare a livello nazionale. Anche se in  Parlamento ci sono già proposte di legge che chiedono le quote al 50%.  – ciò si era reso possibile, dopo i chiarimenti della Corte Costituzionale sulla loro legittimità –  sono proposte costruite in funzione antidiscriminatoria, si tratta di progetti per le sole elezioni di Camera e/o Senato. Il dibattito tra noi, invece, va oltre, soffermandosi sulla la seconda parte di quello che diventerà il nome completo della Campagna: …ovunque si decide! 

Per dar seguito alle decisioni prese e al dibattito aperto,  predisponiamo un’agenda di incontri nazionali, con l’intento di coinvolgere un numero ampio di donne dell’Udi e delle tante Associazioni interessate. Tra dicembre e l’inizio del nuovo anno la discussione lievita, anche tra noi. Gli scritti di  Lidia Campagnano  (50e50 pensieri) e di Laura Piretti  (50e50, riflessioni) sono un esempio. Allo stesso tempo si lavora alla proposta di legge e si definiscono i criteri di un Comitato promotore. Milena Carone, del Coordinamento nazionale e avvocata, avvia i rapporti, le ricerche e gli studi necessari alla stesura di una proposta di legge. Sono chiamate a dare il loro contributo: Stefania Guglielmi dell’Udi di Ferrara e avvocata; Maria Cristina Rizzo impegnata politicamente e avvocata. Siamo tutte consapevoli che dalla qualità della Proposta dipenderà, in gran parte, la riuscita della Campagna.

 2007

febbraio il Coordinamento nazionale dell’Udi formalizza l’iniziativa con il  documento 50E50…ed è campagna!  e promuove un seminario in cui vengono coinvolte diverse associazioni e gruppi di donne. Per l’occasione la pittrice Gabriella Kuruvilla ci permette di utilizzare una sua opera per la cartolina/invito.

Il 22 febbraio, nella Sala Olivetti gremita di donne, venute da ogni parte, apro i lavori : “L’idea di una campagna 50E50 ha preso consistenza in diversi momenti, alcuni relativi alla rilettura del nostro modo di essere Udi, altri riguardano invece la lettura che diamo del mondo e della politica. Ci siamo rese conto, ad un certo punto che ha coinciso con il XIV Congresso 2002-2003, che si era conclusa l’era delle assemblee perché, se molto avevamo imparato da quella forma politica, alla scioltezza con cui tutte prendevamo la parola, non sempre corrispondeva l’assunzione di una responsabilità. Con ciò abbiamo messo alle nostre spalle una fase della politica delle donne che consideriamo conclusa e una pratica che produce solo marginalità. […] . La politica, invece, quella che cambia le cose, nasce dalla pratica e dal confronto tra le diverse esperienze e richiede il collegamento costante tra donne per costruire una dimensione collettiva. Oggi decidiamo cosa è meglio per noi, e proprio perchè lo facciamo in libertà, decidiamo anche cosa è meglio per le donne. Questo ci obbliga a renderci visibili e riconoscibili alle altre, ci sollecita a progettare una politica che consenta a tutte di partecipare. Questo è la campagna 50E50: crescere insieme alle altre.” (L’idea di una campagna 50E50…)

Segue la relazione introduttiva di Milena Carone e Stefania Guglielmi :”Siamo qui a dirvi come siamo arrivate alla determinazione di formulare un testo di Proposta di Legge, dove anche il contenuto è frutto di una modalità peculiare dell’Udi. Diamo per conosciuta e nota a tutte l’ultima fase che in parlamento e fuori ha visto tentativi vari di porre l’accento su quello che va sotto la locuzione “riequilibrio della rappresentanza”. […] Quello che vogliamo qui sottolineare è che contemporanea e consequenziale è stata una fase di riflessione su concetti quali universalità, uguaglianza, cittadinanza, democrazia. Su tutto, sentivamo la necessità di smascherare la pretesa neutralità del Diritto e di dare finalmente titolo alla dualità che a partire dal Genere è condizione di base essenziale per una autentica universalità.”  (50E50 ovunque si decide per una Democrazia Paritaria)

8 MARZO

Per motivi tecnici e temporali (domanda alla Cassazione, pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, preparazione e spedizione dei moduli), l’avvio della raccolta di firme non coincide con l’8 marzo, come ci sarebbe piaciuto, ma usiamo al meglio questa data per  lanciare la Campagna in  tutte le realtà locali e  tessere rapporti . “Questa fase è estremamente necessaria, per evitare un isolamento politico tra noi e le altre le donne, che porterebbe al sicuro insuccesso della campagna e per avviare un impegno straordinario di finanziamento, che si concluderà solo con l’ultima firma raccolta. Ogni momento di dibattito politico o di raccolta firme saranno accompagnati dalla raccolta anche di fondi, con rilascio di ricevuta, a dimostrazione di una volontà di trasparenza che ci ha sempre distinte”  (dalla lettera del Coordinamento nazionale). Manifesto 8 marzo 2007

Il dibattito nel movimento politico delle donne, si fa sempre più animato. A Roma, presso la Casa internazionale delle donne si è costituito un Laboratorio 50&50.  Giovanna Romualdi del Paese delle donne, decide di fare una lunga intervista  a Irene Giacobbe e a me per darci l’opportunità di declinare la diversa impostazione dei progetti politici:  “Due percorsi per la democrazia paritaria”. Riporto qui due concetti fondamentali da noi espressi.

Irene Giacobbe: “Il contenuto della nostra proposta si distingue dal contenuto della proposta di legge d’iniziativa popolare elaborata dall’Udi per una novità piuttosto ardita (ma in realtà non è una novità): l’ipotesi di votare con un maggioritario che non sia però uninominale. Normalmente quando si parla di maggioritario si dà per implicito che sia uninominale perché è quello per cui abbiamo votato più volte: all’interno di un collegio si vota scegliendo fra le varie coalizioni che si presentano su una scheda su cui c’è già il nome del candidato/a.  Ma esiste un altro tipo di maggioritario detto binominale perché presenta per ogni simbolo di coalizione o di partito una coppia di candidati; questo sistema fu elaborato da un’illustre costituzionalista donna – Carlassare – proprio come risposta agli aspetti negativi del maggioritario rispetto alla presenza delle donne in Parlamento. E’ sistema detto “maggioritario a due piazze”: secondo Carlassare, ogni coalizione o partito presenta un uomo e una donna in competizione fra loro (è eletto quello dei due che ha i maggiori consensi). Questo consente di lasciare invariati i collegi. Noi invece, anche sulla base di elaborazioni successive, siamo per un sistema in cui entrambi sono eletti; questo comporta che i collegi vengano ridotti di numero.”

Pina Nuzzo: “Noi abbiamo scelto di ripartire dall’art. 51 della Costituzione, non dalle modifiche che sono state fatte dopo e che hanno peggiorato e non migliorato la situazione; in quell’articolo già c’erano le premesse molto positive e partendo da quello abbiamo voluto norme di democrazia paritaria per tutte le assemblee elettive (Circoscrizioni, Municipi, Comuni, Città metropolitane…Parlamento europeo). Cinque articoli che abbiamo voluto molto semplici perché fossero comprensibili a tutte. […] Non interveniamo sull’esito, perché questo noi lo riteniamo incostituzionale. Noi interveniamo nella fase in cui le donne – se vogliono veramente esserci, e anche questa è una scommessa – dovranno entrare nei partiti e fare le battaglie, ovviamente sostenute da un’opinione pubblica che si è mossa per raccogliere delle firme e vuole dunque che questo accada.” 

Tra prese di distanza e adesioni arriva il  18 maggio, data fissata  per il Deposito in Cancelleria del Titolo della  Proposta di legge di iniziativa popolare: Norme di Democrazia Paritaria per le  Assemblee elettive.  Quel giorno, salendo le scale del Palazzo di Giustizia, noi del Comitato promotore, siamo tese, ma anche sicure e questo lo dobbiamo all’ Articolato e alle Note di sintesi  che stiamo depositando. E’ un lavoro ben fatto!  Nel frattempo, in piazza Cavour, donne convenute da ogni parte d’Italia, tengono un sit-in.  (Comunicato Corte Suprema Cassazione)

L’Assemblea che si tiene il giorno dopo, aperta alle donne e alle associazioni, è molto partecipata. C’è fermento. “Ieri abbiamo depositato in Cassazione il titolo della nostra proposta di legge. – dico aprendo i lavori –  Eravamo veramente emozionate, più di quanto avremmo potuto immaginare, nell’ascoltare le parole rituali che due donne dirigenti leggevano in una sala di udienza della Suprema Corte. Quando siamo partite – molte di voi ricorderanno il seminario del 22 febbraio tenuto in questa stessa sala –  avevamo paura, non lo nascondo, paura di essere sole, paura di non avere il polso della situazione. Sapevamo però che l’avvio della campagna sarebbe stato determinante per la sua riuscita. Dovevamo mandare un segnale inequivocabile di libertà e di autonomia e, se avevamo visto giusto, dovevamo fare leva sulla voglia di partecipazione delle donne che oggi non trova forme e luoghi accessibili. […] Abbiamo realizzato un percorso politico che potesse crescere insieme alle donne, pensando, strada facendo, le diverse forme di accesso. A seconda delle competenze, delle passioni ma anche della semplice voglia di esserci. Questo è il senso della nostra azione politica. (…ripartiamo dalla cittadinanza duale e dalla democrazia paritaria) 

In quell’occasione si  costituisce il Consiglio delle donne.

In vista della raccolta di firme stampiamo una locandina e un volantone . Si parte il 2 giugno,  i Centri  si moltiplicano rapidamente e diventano il vero motore della raccolta, alla fine ne contiamo più di 130.  All’Udi il compito di istruire il percorso: come chiedere i permessi, come raccogliere le firme che, non bisogna dimenticarlo, devono essere certificate. Come farlo entro i sei mesi previsti dalla legge.  E poi predisporre materiali  per rispondere alle domande e ai dubbi,  più frequenti. ( 50E50 in altre parole)

Vigilare perchè sia evidente,  fin dalla prima occhiata, che il “tavolino” su cui si raccolgono le firme “non pende né a destra né a sinistra ma sta sui propri piedi, quelli delle donne.” (lettera 25 giugno 2007)

Sono mesi frenetici, pieni di entusiasmo, ma si avverte anche il  timore di non farcela. Per darci forza decidiamo di incontrarci, di conoscerci: Udi, Centri di Raccolta, Consiglio delle donne.  Ci vediamo alla fine di giugno e si fa strada  l’idea di andare in piazza.   Penso che non abbiamo le forze per  fare una manifestazione, soprattutto nel pieno della raccolta firme, propongo un sit-in, mi pare meno impegnativo. Sono perplessa, anche sulla scelta della data: il 13 ottobre, in Piazza Farnese. Quello stesso giorno a Roma ci sarà una manifestazione di AN contro il governo Prodi – meno tasse, città sicure –  con ciò viene meno una delle ragioni per cui molte vogliono manifestare: attirare l’attenzione dei  media, far parlare della Campagna. Per non parlare delle primarie del Pd previste per quel fine settimana.  La maggioranza di quelle che prendono la parola insistono sulla manifestazione e sulla data e si decide lo slogan:“Io voglio esserci per decidere del futuro ovunque”. 

Il 13 ottobre arriva.  “Per la manifestazione – scrive Daria Baglioni –  eravamo piuttosto poche, mi ero creata delle aspettative diverse, legate alle mie esperienze di precedenti  manifestazioni, dove il numero di presenti era talmente alto da riempire all’orlo le piazze e le strade, però ciò che mi ha colpito di questa è stata la partecipazione emotiva di un gruppo di persone che hanno saputo riempire di idee, parole e musica il vuoto fisico delle presenze. Dal palco in piazza Farnese, su cui hanno preso parola alternativamente tante donne rappresentanti dei vari punti di raccolta d’Italia e delle diverse esperienze vissute, in questo scenario, Pina Nuzzo ha annunciato il superamento delle 50 mila firme e la proposta di un nuovo obiettivo: 100 mila firme.” (io e il 50E50)

Oltre ad annunciare, con un certo orgoglio, il numero delle firme raccolte, oltre a nominare gli spostamenti che la Campagna ha già prodotto, accenno alle difficoltà che si vanno delineando per le donne – e con le donne – che hanno  una “doppia militanza”: “Questa campagna ha aperto anche discussioni e conflitti, ci sono donne che hanno deciso di impegnarsi  a prescindere dalle posizioni del loro partito o della struttura cui pure sentono di appartenere, che hanno dovuto patire l’esistenza di ostacoli  e malintesi,  e che nonostante tutto si sono autodeterminate così come hanno fatto, in tutta semplicità, donne lontane dalla politica.” (Oggi quando si dice 50E50…)

Manca poco, ormai, allo scadere dei sei mesi che abbiamo a disposizione per raccogliere le firme e, anche se abbiamo già raggiunto e superato l’obiettivo,  continuiamo a lavorare senza sosta, “come formiche” dicono le donne del Centro di Livorno.

E’ un susseguirsi  di tavolini, convegni, incontri. Succede pure che a Roma, a partire da un numero della rivista Via Dogana , si discuta della nostra proposta, tra i tanti relatori e relatrici non c’è l’Udi.

E arriva il 29 novembre, giorno previsto per la consegna in Senato. Abbiamo raccolto 120.470 firme certificate, attentamente controllate, verificate e inscatolate da un gruppo di volontarie nel momento in cui arrivavano nella Sede nazionale dell’Udi. Un risultato inimmaginabile all’avvio della Campagna. Per l’occasione, grazie a Milena Carone, abbiamo anche la Relazione per il Senato Tante donne arrivano da ogni parte d’Italia, a proprie spese.  L’appuntamento è nella sede nazionale dell’Udi: “Siamo state tra le prime ad arrivare io e Liviana, erano circa le 12, non ero mai stata alla sede dell’Udi di Roma, – è sempre Daria che scrive – fin da subito ho avuto un’ottima impressione nel vedere all’opera negli ultimi preparativi donne di tutte le età. Sono rimasta affascinata dalla sala dell’archivio con gli scaffali pieni delle storiche pagine di Noi Donne, dell’archivio Udi e di tutto ciò che era conservato in quella stanza, sul tavolone centrale ecco finalmente tutti gli scatoloni contenenti i moduli delle firme che popolavano tutta la stanza, mi verrebbe da dire che quello era il “Nuovo” circondato dalla storia al femminile. Ogni scatolone conteneva il frutto di tutti i centri di raccolta, verrò poi a sapere che Ferrara e provincia era stata la migliore dopo il Salento, “cavoli !”, mi sono detta: ma sono state proprio brave le “donnine dell’Udi”. Nel pomeriggio dovevamo consegnare le scatole al Senato, pioveva, in fila indiana capeggiate da due ragazze straniere che aprivano il corteo trasportando un cesto ricolmo di scatoloni, ci siamo avviate ciascuna con il nostro bagaglio di speranze. Arrivate al Senato, altra piccola delusione, ci hanno trattato come delle terroriste portandoci all’entrata secondaria, ci hanno fatto entrare una alla volta per depositare le scatole e imprecando di continuo contro di noi sostenendo che eravamo pericolose. Poi ci hanno portato di fronte alla porta anteriore del Senato dall’altra parte della strada dietro tre file di sbarre messe lì appositamente per noi…incredibile! Talmente incredibile che l’ho fotografato. Al ritorno le nostre rappresentanti ci hanno mostrato il documento di convalida della consegna con protocollo numero 1900… i consueti brindisi e i festeggiamenti delle grandi occasioni, la presentazione di un video sulla Campagna con i volti delle persone che vi hanno partecipato e il discorso conclusivo di Pina Nuzzo. Ma che bella esperienza!”  

Si è stato deludente entrare dalla porta secondaria. Come è stata deludente, il giorno prima, la conferenza stampa andata praticamente deserta. Potrei aggiungere che è stato deludente anche  il sottrarsi al confronto di parlamentari, donne e uomini. Tuttavia Il silenzio dei mezzi di informazione, a livello nazionale, non ha impedito al  50E50 di entrare nel linguaggio comune, grazie al passa parola e alla passione politica di tantissime donne. Grazie a internet e ai giornali locali.

“Oggi quando si dice 50E50 tutti capiscono di che cosa si tratta e sanno che si parla di democrazia paritaria. Tutti capiscono – almeno quelli che hanno letto il testo senza pregiudizi –  che non stiamo parlando di rappresentanza di genere, perché noi non vogliamo che le donne rappresentino le donne, ma che le donne esercitino un diritto costituzionale: la possibilità di essere candidate ed eventualmente di farsi  eleggere per rappresentare uomini e donne. Così come oggi un gran numero di uomini – a fronte di un esiguo numero di donne – rappresenta uomini e donne. Tutti capiscono che non chiediamo il riequilibrio fra i generi  attraverso forme di tutela, ma che  vogliamo essere presenti  ai nastri di partenza per gareggiare alla pariQuesta campagna ha modificato immediatamente il linguaggio dei politici che hanno abbandonato le quote per dichiararsi a favore del 50E50: sempre naturalmente cancellando l’origine e annettendosi il merito dell’idea. Questo è già un risultato: quando le parole spostano, spostano le persone e cambiano le cose. Quando un’ azione politica punta al rialzo si producono dialettica e cambiamenti e diventa chiaro a tutti che non esisteranno nuovi schieramenti e nuove risposte se non cambierà la posizione di partenza, che deve prevedere la nascita di una realtà istituzionale e politica basata sui due generi, su due visioni del mondo e una comune responsabilità verso il futuro.” ( Oggi quando si dice 50E50…)

Il mio racconto si ferma qui, non è tutto, per questo rimando ai materiali conservati nell’Archivio centrale dell’Udi, ma costituisce una traccia per chi volesse sapere come è andata questa storia da una che l’ha vissuta direttamente. Se il mio racconto si ferma qui, non si è fermata l’azione politica di donne, associazioni, gruppi che hanno fatto proprio il principio della Democrazia paritaria e l’hanno fatto camminare dove vivono e agiscono. Ovunque si decide! Questo ha cambiato profondamente il modo di fare campagna elettorale nelle elezioni amministrative; i candidati degli enti locali sono stati i primi a promettere e poi realizzare, una volta eletti, giunte paritarie. E’ storia di oggi un Governo 50E50. Comunque la si pensi, indietro non si torna.

DOCUMENTI

ARTICOLATO, NOTE E RELAZIONE PER IL SENATO

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GALLERIA 50E50

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