Laura Piretti

50E50,  riflessioni 

Parto da ciò che ci ha scritto Lidia il 21 dicembre scorso. Mi rimangono impresse particolarmente alcune osservazioni. La necessità di ridefinire il pantano di destra, sintetizzato nell’approdo ad uno sfrenato individualismo, fino all'”atomismo”, dove per altro i valori sono massima insignificanza e prepotenza, nessuna responsabilità collettiva, quello che vince è il migliore, comunque abbia vinto. Si aggiunge l’inadeguatezza della sinistra così com’è alla quale io rimprovero anche di aver mantenuto solo una pallida idea della responsabilità collettiva, ma di aver assunto in buona parte i valori della destra.

La questione della rappresentanza messa “in mezzo” fra uomini e donne, forse come un possibile punto di ripartenza, visto che bisogna cambiare rotta e i tempi sono lunghi. Ma, dice Lidia, per sentire il calore indispensabile ad un percorso lungo e difficile, non mi basta sentire il desiderio di … (fare, permettere alle donne ecc.) , vorrei la percezione della necessità.

Ecco, non so se ho colto fino in fondo il senso di quello che vuole dire Lidia, tuttavia questa espressione mi rappresenta moltissimo e, almeno per la mia sensibilità, è proprio l’unico modo per superare le difficoltà. Una sorta di stato di necessità che psicologicamente mi libera anche da alcuni obblighi: penso e ripenso, trovo il meglio fin dalla partenza della raccolta delle firme, non faccio errori ecc. Naturalmente credo si debba cercare il meglio, ma con calma, se facciamo qualche errore perdoniamoci subito. Riflettiamo sul fatto che i tempi sono maturissimi, almeno per gli slogan (persino Prodi ha appena detto che se tornasse indietro vorrebbe più donne dappertutto) e che non si può più aspettare. C’è una società massicciamente al maschile nei suoi luoghi di rappresentanza, elettivi e non, ciò non è incolpevole, casuale e neppure innocuo. Ha conseguenze pesanti, gravi con difficili e lunghissimi periodi per poter recuperare, sul terreno delle leggi, dell’assetto sociale e politico di questo paese. Forse i  dubbi e le riflessioni di Lidia sono volti ad un percorso globale che abbiamo davanti, fatto anche di alleanze, di scontri, di passi difficili, di maturità, di tenacia. Ecco nelle nostre riflessioni future, ad arrivare al Seminario di febbraio, dovremo però dirci e confrontarci su quale deve essere il ruolo dell’UDI in tutto questo. Perchè mi sembra sia il nodo anche della necessità di Lidia di approfondire, capire il livello di attese, di consapevolezza e di impegno.

Non per anticipare un confronto che dobbiamo ancora fare, ma il primo ruolo che vedo per l’UDI e che è sempre il solito con cui “fa politica” è proprio interrogare la politica ponendo questioni e chiedendo risposte. Quindi passi e contropassi, ma anche domande e ascolto le risposte, vedo chi risponde, come, il percorso si costruirà strada facendo, anche fra le donne dell’UDI. Serve fare chiarezza, ma non credo si debba  sapere molto di più, in anticipo. Credo dobbiamo spiegarci fra noi, alle donne che incontriamo e a chi interpelliamo, che significato diamo allo slogan 50 e50, qual è la questione che solleviamo, quali sono le necessità da cui partiamo e le esigenze che poniamo come obbiettivi a piccolo, medio e lungo termine. Poi naturalmente per chiedere 10 dobbiamo aver fatto e pensato per 100, questo succede sempre, però l’UDI è più agile della politica ed è giusto che sia così.

Dicembre 2006

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