Usciamo dal silenzio

Riunione del laboratorio sulla rappresentanza del 19 dicembre 2006

RAPPRESENTANZA: E ORA AVANTI TUTTA CON LA RIFLESSIONE

All’ultima riunione di Usciamo dal silenzio di quest’anno, dedicata al tema della rappresentanza interna ed esterna al movimento, la partecipazione è stata buona nonostante il periodo prefestivo (circa 50 persone).
Si è tracciato un bilancio di questo anno straordinario di nascita e di sviluppo del movimento, delle sue varie tappe e dell’importanza dell’evento politico che abbiamo costruito il 25 novembre.
Eccone un rapido riassunto.
In molte hanno sottolineato l’importanza di darci del tempo e uno spazio, quello del laboratorio sulla rappresentanza, del quale la riunione del 19 dicembre è solo la prima tappa, per capire come procedere.
Per tutte Usciamo dal silenzio ha mantenuto la caratteristica di un movimento che trova la sua espressione nell’assemblea, luogo nel quale si sono concentrate tutte le decisioni.
Abbiamo sempre ragionato della necessità per il movimento di far convivere l’iniziativa e la sintesi in assemblea con percorsi di elaborazione che hanno trovato un luogo più congeniale nei laboratori.
Non sempre i temi affidati di volta in volta dall’assemblea ai laboratori hanno trovato rispondenza; senz’altro quelli più consolidati ed anche con una maggiore elaborazione sono stati quelli sulla salute e sulla politica, e quello sulla violenza e i gruppi che hanno preparato l’iniziativa del 25 novembre. Il dibattito ha molto valorizzato l’esercizio democratico delle scelte fatte in assemblea, anche se qualcuna ha chiesto di stemperare i rischi di movimentismo.
Il percorso decisionale ha valorizzato questa forte caratteristica di movimento, anche con alcune esperienze straordinarie: il modo – assolutamente nuovo anche per il femminismo – nel quale ad esempio abbiamo scritto in assemblea il volantino del 14 gennaio; ma questo percorso è stato reso possibile dall’esistenza di un piccolo gruppo, il gruppo originario, che ha tenuto i fili, ha fatto da (cerniera, spesso si è assunto la responsabilità di costruire la proposta.
Questo gruppo, nato spontaneamente mettendo insieme, per insolite alchimie della storia, quelle che hanno accolto e sostenuto in prima battuta la prima “famosa mail”, rispecchia un’importante caratteristica dell’assemblea di Usciamo, ovvero la diversità di storia, provenienza, attitudine di ognuna. L’esplicitazione, già evidente nella storia di questo anno, dell’esistenza di questo gruppo ha avuto una sottolineatura positiva.
Questa ricchezza e questa trasversalità hanno delineato quel percorso faticoso ed originale che ci fa dire che siamo “il movimento con i piedi piantati per terra”, e che si è tradotto in un’attenzione – non in continuità con il femminismo – alla funzione della politica istituzionale, alla rivendicazione di relazione, confronto, conflitto con essa. Non si è meno femministe e meno radicali – ha detto qualcuna – se ci si confronta con la politica istituzionale.
Dunque un movimento che ha dimostrato di essere un punto di riferimento e, in ragione delle sue peculiarità, di essere capace di determinare una forte attenzione mediatica. Usciamo dal silenzio sembra essere stata la risposta che molte attendevano, ad un diffuso bisogno di chiudere con le divisioni storiche del movimento delle donne e di riaggregarci.
Tutte hanno sottolineato che oggi abbiamo di fronte la questione di come allargare la capacità di promozione e di tenuta del movimento, salvaguardandone la caratteristica di autonomia.
Da questo punto di vista non possono essere sottovalutate le pressioni che erano venute e che potrebbero venire ancora da parte della politica tradizionale; a questo proposito si è esclusa ogni ipotesi di creare una sorta di intergruppi.
Ma se le pressioni sono venute dai partiti, non vanno tuttavia nascoste le tensioni di rappresentanza provenienti dalle altre esperienze organizzate che hanno partecipato al movimento e che in qualche caso sono emerse anche nel corso del dibattito del laboratorio.
L’allargamento, che si rende dunque necessario, può avvenire in molti modi, uno dei quali, quello per autoproposizione, è sembrato ad alcune di coloro che sono intervenute il più indicato.
Nel corso del dibattito è stata formulata la proposta di una sorta di “laboratorio permanente” da definire sulla base di criteri che salvaguardino l’autonomia e la caratteristica di esperienze diverse rappresentata dalle tante singole che nell’assemblea ci sono e sono “garanti” di trasversalità, molteplicità e intergenerazionalità. Con molta nettezza sono state però in molte a dire che questa soluzione non può in alcun modo ricordare i “coordinamenti” di storica memoria.
Uno dei temi posti inoltre negli interventi è come garantirci la capacità di prendere parola sugli avvenimenti, di proporre, di stare nella politica, in accordo con i tempi e modi dell’assemblea.
La questione della rappresentanza però, hanno detto in molte, non può essere letta solo come questione interna; del resto, hanno detto alcune, è difficile parlare di rappresentanza interna senza sapere che obiettivo ho.
Anche per l’elaborazione che abbiamo fatto col volantino del 14 gennaio e il documento dell’8 marzo presentato alle candidate, che pone il problema dell’autoreferenzialità e della relazione, una valutazione del rapporto tra le promesse fatte dalle candidate l’8 marzo e la realtà andrebbe fatta; intanto si potrebbe ragionare sulla mancanza di relazione tra le elette, che abbiamo visto determinare la totale assenza di una rivendicazione trasversale. Una difficoltà che permane, basti vedere l’incidenza dei teodem, insieme all’assenza di una parola femminile collettiva.
Nel documento per il 25 novembre abbiamo parlato anche di assenza di una parola pubblica sull’inviolabilità del corpo femminile, e insieme del riemergere di un’idea di tutela che riporta le donne nel recinto della famiglia o delle comunità.
Allora bisogna riprendere il tema, che è nostro, della relazione con il/i movimenti e delle modalità di tale relazione come fulcro del tema della rappresentanza, per inventare e affermare un modo diverso di fare politica delle donne (a questo proposito da alcune è stata ricordata anche l’esperienza francese e le modalità nuove che stanno scandalizzando la politica).
La proposta che è emersa è quella di un convegno, grande, significativo, che discuta delle forme possibili di rappresentanza di genere nella politica, nelle istituzioni, in tutte le istanze sociali ed economiche: dall’eguaglianza quantitativa e qualitativa ad uno sguardo alla legge elettorale, fino a quella proposta che altre (l’UDI)hanno già denominato del “50 e 50” e che per molte intervenute nel dibattito rappresenta l’idea forza sulla quale concentrare le energie del movimento nel prossimo periodo.
Un’altra iniziativa è stata individuata nello sviluppo del confronto con le elette e le ministre sul tema dell’esercizio della rappresentanza, seppure ridotta e finora non agita in ragione del genere, e sulla relazione possibile con i movimenti.
Nella distanza tra le proposte che ci vennero fatte all’assemblea dell’8 marzo e la pratica, sta la necessità di rete tra le elette e di una relazione, nei territori e nella dimensione nazionale (che interroga anche noi in termine di rete nazionale) con i movimenti, con le donne.
A questo proposito alcuni interventi hanno sottolineatola necessità di un incontro nazionale con le assemblee di Usciamo dal silenzio che sono nate in questo anno in giro per l’Italia.
Infine per alcune il tema della rappresentanza esterna richiede di riflettere su come si sposta l’attenzione dalla mediazione della commissioncina di turno in Senato sulle cosiddette questioni eticamente sensibili, ad un ampio coinvolgimento dei movimenti e della società, pena l’esclusione delle donne dalla rappresentanza. Anche a questo proposito molti interventi hanno sottolineato come i temi del diritto, della famiglia, della salute e del corpo delle donne, siano temi prioritari da porre al centro dell’impegno del movimento.
Infine si è assunto l’impegno a ragionare per potenziare e sviluppare la ricchezza che per Usciamo dal silenzio è costituita dal sito come luogo di confronto e di elaborazione.
Ora si apre una nuova fase per Usciamo dal silenzio, una fase di crescita che ha bisogno del contributo di tutte.

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