50E50  in altre parole

Che cosa si intende per democrazia paritaria?
Alla base della democrazia moderna c’è l’idea di uguaglianza ma abbiamo visto che se pretendiamo di essere uguali veniamo assimilate agli uomini, se dichiariamo di essere differenti questo diventa un pretesto per discriminarci: bisogna organizzare una democrazia fondata sulla cittadinanza duale. Questo è ciò che chiamiamo democrazia paritaria.

Che differenza c’è con l’idea delle quote?
Pensare le donne come minoranza discriminata bisognosa di tutela ha generato l’idea delle quote che, proprio per questo, è stata sempre percepita con fastidio. Le donne nell’umanità non sono una minoranza da non discriminare, sono soggetti di una cittadinanza che va inscritta nella norma per rifondare l’uguaglianza e che va praticata per realizzare la democrazia. Quindi non il 50 per cento di un intero già dato, ma 50E50 di una democrazia da rifondare.

E’ una cosa che interessa solo quelle che vogliono fare carriera politica?
Le donne sono dappertutto, ma poco ai livelli decisionali delle rispettive professioni, e lo sopportano sempre meno. Non saranno più elette ad aprire la strada a più donne nella nostra società, ma è esattamente il contrario: sono le donne sempre più attive e presenti nella società a non poter più sopportare la rappresentazione di un Parlamento in giacca e cravatta. La proposta di legge di iniziativa popolare Norme di Democrazia Paritaria per le Assemblee Elettive raccoglie questa insofferenza e ne fa una questione politica ovunque. 50E50 ovunque si decide.

Chi ci dice che le donne siano migliori?
Le donne non sono né meglio né peggio: occorre un meccanismo, una norma, che non escluda in partenza le donne che vogliono candidarsi in qualunque competizione elettorale. Oggi le donne elette sono così poche che siamo tentate o di essere troppo indulgenti in nome della solidarietà di sesso o troppo severe in nome di un eccesso di aspettativa. Perciò proponiamo che siano dichiarate irricevibili le liste che non abbiano un numero uguale di donne e di uomini disposti in ordine alternato per sesso (e non tutti gli uomini in testa e tutte le donne in fondo!).

Come si fa a garantire che le donne siano elette?
Questa proposta di legge non lo fa, sarebbe troppo semplice. Vogliamo garantire che chi vuole possa giocarsi la partita, il resto dipende dalla scelta degli elettori.

Le elette rappresentano le donne?
Finora – proprio perché poche – le elette sono costrette (che lo vogliano o no, che lo sappiano o no) a testimoniare per l’intero genere. Siamo invece convinte che una maggiore presenza delle donne può dare alle elette la libertà di non essere indistinte, di non sentirsi appiattite sul genere, ma anche la libertà di esprimere un senso di appartenenza, di occuparsi perciò autorevolmente delle donne. La democrazia paritaria esclude una rappresentanza di genere. Vogliamo semplicemente che, come recita l’articolo 51 della Costituzione, si affermi e si realizzi la presenza paritaria dell’uno e dell’altro sesso, in condizioni di uguaglianza. L’attuale piccolo numero di donne autorizza gli uomini a sentirsi tranquillamente rappresentanti dell’intera umanità.

E se vengono messe in lista donne che non mi piacciono?
Il problema non è se ci piacciono o no, se hanno le nostre stesse idee politiche o no. Attualmente le donne candidate sono talmente poche che non siamo neppure messe nella condizione di scegliere. Le elette non hanno la disinvoltura di essere veramente avversarie né eventualmente alleate, perciò sono confuse nello schieramento politico di appartenenza.

Perché possono firmare anche gli uomini?
Perché la democrazia paritaria è interesse di tutti i cittadini. La mancanza di partecipazione e l’insoddisfazione nei confronti dei meccanismi rappresentativi, la critica alla invasività dei partiti politici sono sentimenti molto diffusi anche tra gli uomini. La democrazia paritaria costringerebbe a modificare profondamente i tempi, l’agenda, la concezione stessa della politica. 50E50 assume la radicalità del conflitto tra i sessi, detto, non taciuto, non rimosso, per realizzare una nuova responsabilità dei generi verso se stessi, verso l’altro e verso gli altri.

Ma siamo sicure che le donne vogliano fare politica?
Non tutte le donne vogliono fare politica. Non tutti gli uomini vogliono fare politica. Crediamo che ci siano abbastanza donne – e abbastanza donne competenti – da coprire i posti necessari in tutte le istituzioni. Le donne si tengono distanti e si sentono estranee quando vengono usate come fiore all’occhiello, oppure quando non si sa più a che santo votarsi per risolvere conflitti maschili. La legge che proponiamo vuole darci almeno l’opportunità reale di gareggiare.

Non bastavano le pari opportunità?
L’idea delle pari opportunità (e gli organismi conseguenti), appartiene a un determinato periodo storico. Non ha funzionato, in sostanza. Il momento è maturo per pensare altro e oltre.

Se il Parlamento finirà per votare una legge che prevede p.es. il 40%….
Questo dipenderà dalle forze che riusciremo a mettere in campo per creare un’opinione pubblica favorevole e dai rapporti attualmente presenti in Parlamento. Se il Parlamento approvasse una quota, sia pure alta, vorrà dire che non si tratta di democrazia paritaria. Ne trarremo le conseguenze.

Pina Nuzzo

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