8 marzo, Roma sit-in in via Andersen

manifesto 8 marzo 2009 copia

Appuntamento alle 10, Largo Argentina, alla fermata del bus 916, con le donne che partecipano al sit-in in Via Andersen.

Si sale sull’autobus, con il nostro prezioso trolley rosso che ha nel suo ventre l’anfora-testimone, che a sua volta ha dentro l’alito energetico di tutte le donne che la toccano, fisicamente e idealmente. Tutte, istintivamente, desiderano toccarla, sfiorarla, a volte non osano ma è palpabile la sintonia. L’armonia è intonata, c’è qualcosa nel rito che crea consonanze.

Stop, per piacere, stop femminicidio.

Il viaggio è abbastanza lungo, transitiamo per quartieri che sono anche un po’ campagna, e le mimose in fiore mentre passiamo sono proprio alberi vivi, non rametti, e noi siamo tutte cariche di bandiere, volantini e speranza.

Speranza che donne e uomini (cittadini e Istituzioni) di questa Città e di questo Paese facciano proprio il nostro grido, le nostre parole, che sono rappresentazione degli aliti e dei sussurri di tante donne, soprattutto quelle che non sono fisicamente con noi, quelle che non sanno che ci siamo, quelle che non osano esserci, e ci sono ancor più care.

Vogliamo un patto tra generi, a partire da una rappresentanza adeguata nelle Istituzioni, nel rispetto della nostra Carta Costituzionale che è per noi un punto di riferimento irrinunciabile.

Stop, per diritto, stop femminicidio

Questa la sintesi, perché vogliamo camminare senza guardarci alle spalle, perché, se è pur vero che ci serve il giusto aiuto e la giusta sanzione quando  offendono  i nostri corpi e le nostre anime, la giustizia vuole che nessuna più venga colpita né a vita, né a morte.

In Via Andersen, al capolinea del bus 916, con noi c’era qualche donna del quartiere, amica della vittima di stupro, presenze timide ma importanti.

Le forze dell’ordine, presenti d’ufficio, ascoltavano con curiosità e rispetto. La presenza dei media rappresentata dalle telecamere di sky tg24 e le la7.

Il Sindaco Alemanno, espressamente invitato, non c’è.

Noi ci siamo, in Via Andersen come altrove, perché per la Staffetta – per noi – ogni giorno è ottomarzo, ogni giorno è venticinquenovembre.

 

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